INCONTRO DI ANIME IN ASTRALE 


Paola Palesa


Mi sono occupata per anni di persone che si trovavano nel periodo del fine vita, non ho mai rifiutato, anche solo una parola di conforto.


Vengo chiamata da una coppia che non conoscevo per visitare la moglie e dare il mio parere.


Fuori Torino, in campagna. La casa è molto particolare, isolata, una specie di cascinale di colore giallo. Ci accoglie il marito che ci fa vedere il suo lavoro, che è in realtà una passione. Ha una stanza piena di sismografi con cui cerca di prevedere i terremoti e di avvisare i Vigili del Fuoco in anticipo. Un lavoro che ha sempre fatto con sua moglie, che però attualmente non sta bene. Mi sembra di essere alla presenza della

reincarnazione dei coniugi Curie.


La moglie è allettata. Da giorni e giorni non si alza. Il medico di famiglia ha emesso la sentenza: fase terminale. Un termine questo molto caro ai colleghi e che rientra bene nei protocolli aziendali e che dà la licenza di agire in una precisa, irreversibile, direzione.


Ma mi va di essere al di là degli schemi! Ovviamente nel rispetto dell’uso di farmaci e interventi chirurgici quando necessitano. La grande differenza di chi è imbrigliato in schemi rigidi è di non connettere più corpo, psiche e anima.


Oltre a non comprendere che esistono incredibili connessioni invisibili fra noi e l’altro. E che la guarigione avviene su diversi piani.


La signora allettata ci accoglie con gioia, è da giorni che non vede nessuno.


La persona che è con me, un vigile del fuoco, inizia a fare un delicato massaggio alle gambe.


Io, da parte mia, parlo con la signora e, all’improvviso, mi trovo sollevata al di sopra del letto, insieme alla signora Maria e al massaggiatore. Ci teniamo per mano in cerchio, chiacchieriamo amabilmente con un gran sorriso. Non ricordo di che cosa abbiamo parlato. Una sensazione di leggerezza immensa. Il fatto per me stupefacente è che vedevo i nostri corpi in basso che non avevano interrotto nulla di ciò che stavano

facendo.


Un tempo senza tempo. Ricordo che, in quello stato, chiesi alla signora Maria di venire a mangiare con noi: era raggiante. Mi ritrovai di nuovo nel mio corpo e continuai il discorso e la proposta: la signora non ebbe difficoltà ad alzarsi e stare in piedi, io dissi che l’avrei accompagnata in bagno ed aiutata a vestirsi. Era felice.


Ed ecco che, improvvisamente, si aprì la porta della stanza: il medico di famiglia entrò piantando quasi un urlo e dicendo: “Signora che cosa fa in piedi ? Si ricordi che sta per morire, non può alzarsi”. Il gelo calò. La signora stramazzò nel letto pallida, accettando la sentenza di morte.


Morì tre giorni dopo.


Le sentenze espresse sulle condizioni di salute, e soprattutto le prospettive di sopravvivenza, determinano nella persona che si trova in un momento di fragilità estrema, l’instaurarsi di un preciso programma in cui viene visualizzata la propria morte. E così inizia un programma di non ritorno .