COSCIENZA ED OBIEZIONE DI COSCIENZA - CONSIDERAZIONI
di Rossana Centis
( maggio 2026)
Sulla rivista “Il Punto” edita dall’Ordine dei Medici di Torino, in tempi abbastanza recenti si è aperto un dibattito sulla opportunità della obiezione di coscienza, peraltro tutelata dall’ impianto giuridico italiano, scaturito da un intervento del dr G. Macellari (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/legge-obiezione-coscienza-medico-giorgio-macellari/ ) in cui in particolare viene messa in discussione la legittimità di avvalersi dell’obiezione di coscienza, specificatamente riferita al caso della legge 194 che regolamenta la pratica dell’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) con la motivazione che l'esercizio della coscienza non può trasformarsi in un ostacolo insormontabile, obbligando talvolta a trovare soluzioni alternative per il paziente.
Sempre nel medesimo articolo viene affermato che il medico può scegliere, ma la sua scelta è strutturalmente limitata dal dovere di tutela della salute del paziente, in un perenne bilanciamento etico e giuridico.
L’articolo citato è stato preceduto da una riflessione, in ideale correlazione, sempre a cura di Macellari, dal titolo “Di chi è la vita?” pubblicata sul Il Punto il 7 luglio 2025 (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/di-chi-e-la-vita/) in cui Macellari puntualizza l’ambiente culturale da cui scaturisce questo quesito e che funge da terreno fertile per le successive considerazioni enunciate.
In considerazioni conclusive, l’autore giunge ad affermare la non – esistenza della coscienza, tanto meno come filo direttivo dell’ azione medica:
“(…) non sono preoccupato per la scomparsa della coscienza dall’orizzonte etico e deontologico, che anzi – dal mio punto d’osservazione – ne verrebbe rischiarato e rafforzato”.. (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/giorgio-macellari-ancora-su-coscienza-obiezione-e-194/)
“Sul fatto che si sa che la coscienza – come il buon senso – esiste, sarei molto cauto. Se è solo per questo esistono anche il paradiso e l’infinito. Ma si tratta di esistenze ideali, di termini eulogici capaci di autosussistenza ma impossibili da dimostrare. Se si vuole rispettare l’uso di una buona epistemica, dovremmo limitarci a spiegare ciò che di volta in volta indichiamo con coscienza, buon senso, paradiso e unicorno rosa, auspicabilmente facendolo in modo che la spiegazione sia ben comprensibile a tutti
È legittimo dunque chiedersi se abbia ancora senso affidare alla coscienza un ruolo regolativo nei percorsi di cura. Forse è tempo di spostare il baricentro: da “scienza e coscienza” a scienza e responsabilità professionale. Le decisioni cliniche dovrebbero poggiare su evidenze condivise, non su convinzioni personali che, per quanto intime, restano discutibili e soggette ad abuso. . (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/giorgio-macellari-ancora-su-coscienza-obiezione-e-194/)
Ne è seguito un dibattito con risposta da parte di due colleghe e successiva controrisposta da parte di Macellari.
La posizione sostenuta negli articoli citati a me appare riduttiva e mi sembra oltremodo utile affiancare un diverso sguardo sostenendo una diversa posizione culturale, documentando visioni della vita che presentano una diversa prospettiva e non siano esclusivamente basate sul paradigma scientifico – tecnocratico utilitaristico che è quello attualmente seguito in ambito scientifico nell’affrontare le diverse situazioni; tale impostazione tende a dettare le linee- guida delle scelte professionali in campo medico: il pensiero sotteso è che si può fare tutto quello che siamo capaci di fare, e con ciò tutto diventa lecito. La recente “entrata” nei processi diagnostico - terapeutici dell’ Intelligenza Artificiale, il cui utilizzo è in fase di elaborazione culturale, è un esempio di come nei processi decisionali si tenda a seguire la documentata fattibilità o efficacia, ma IA non è in grado di considerare aspetti culturali di tipo umanistico ed etico.
Il Codice Deontologico ( nella versione accreditata presso l’ OM di Torino) all’art 2 prevede che L’inosservanza o la violazione del Codice, anche se derivante da ignoranza, costituisce illecito disciplinare, valutato secondo le procedure e nei termini previsti dall’ordinamento professionale.
e l’art 13 sancisce che La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza.
Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico.
A loro volta, le linee – guida che vengono pubblicate nei vari settori, sono elaborate in base alle direttive emanate da organismi di riferimento, sia nazionali che internazionali ( OMS, normative europee)
Cito come esempio il comunicato stampa della FnomCeo del 29 aprile 2026 (https://portale.fnomceo.it/verso-il-nuovo-codice-di-deontologia-medica-si-insedia-la-consulta-deontologica-fnomceo/ ) che annuncia l’insediamento della Consulta per la scrittura del Nuovo Codice Deontologico da pubblicare entro il 2027; nel testo si afferma chiaramente che il gruppo di lavoro “sintetizzerà le diverse sensibilità, orientamenti e spunti per arrivare a un Codice moderno, che guidi il medico e l’odontoiatra ma che sia anche in grado di ispirare il tessuto culturale e sociale del Paese”.
E’ chiaramente espressa quindi la preoccupazione di non discostarsi dalle linee di comportamento proposte da organismi superiori, ma non bisogna dimenticate che, fino ad ora almeno, è prevista la piena autonomia, responsabilità e indipendenza della professione, come dichiarato dall’Art. n 4
“L’esercizio professionale del medico è fondato sui principi di libertà, indipendenza, autonomia e responsabilità.
Il medico ispira la propria attività professionale ai principi e alle regole della deontologia professionale senza sottostare a interessi, imposizioni o condizionamenti di qualsiasi natura”.
Personalmente, essendo un Medico che ama la sua Professione e si è sempre posto nella relazione terapeutica con rispetto ed abnegazione, mi sono sentita quindi profondamente coinvolta dalle affermazioni fatte dal dr Macellari; desidero quindi dare voce ai numerosi colleghi che, parimenti, esercitando la Professione con dedizione e discernimento, hanno posto la coscienza alla guida del loro operare, affrontando situazioni conflittuali, maturando lentamente e a volte dolorosamente, i principi e i criteri che scelgono di seguire.
Mi accingo pertanto a condividere le mie considerazioni.
Coscienza
Coscienza è un sostantivo che porta significati complessi con sfumature diverse di significato a seconda dell'ambito nel quale viene considerato (biologia, neurologia, psicologia, psichiatria, etica, filosofia, politica). E’ la facoltà fondamentale che ci permette di avvertire, comprendere, valutare i fatti che si verificano nella sfera dell’esperienza individuale per creare l’interconnessione con il mondo esterno o con eventi che si prospettano in un futuro più o meno vicino.
E’ chiaro che le scelte di comportamento dipendono dalla “Weltanschaung” personale, dalla visione della vita che ognuno di noi ha, e questa è in stretta relazione con la società e la cultura in cui ogni soggetto è inserito.
Una affermazione fatta da Macellari e che può essere posta alla base di una linea – guida condivisa e che mi trova profondamente consonante, è l’affermazione che “le scelte personali, anche quelle più intime e radicali, non avvengono mai nel vuoto: sono inserite in contesti relazionali, familiari, comunitari, e contribuiscono a modellare lo spazio etico condiviso”. A mio parere questo è lo spazio che ha bisogno di essere tutelato e garantito per un sano sviluppo della coscienza individuale e collettiva.
Olismo
Nel primo articolo (“Di chi è la vita? https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/di-chi-e-la-vita/ ) Macellari, accanto ad affermazioni largamente condivisibili, enuncia alcuni concetti che sono passibili di confutazione.
Afferma infatti che si è attuato un “cambiamento culturale e sociale che ha portato ad intendere il corpo come uno spazio personale inviolabile e ingiudicabile. Un cambiamento accompagnato e guidato dalla scienza e dalle tecniche, con tutte le innovazioni e le scoperte (soprattutto in ambito neuroscientifico) che negli ultimi decenni hanno separato la sessualità dalla procreazione, hanno ridefinito il concetto di morte e di vita scardinando il binarismo corpo - anima”. Non mi risulta chiaro cosa significhi “scardinare il binarismo corpo – anima”, dal momento che proprio una riflessione che avviene nella coscienza ( quindi una delle caratteristiche umane che non sono assoggettabili al metodo scientifico, il quale è un approccio rigoroso e ordinato che gli scienziati utilizzano per studiare il mondo naturale e le leggi fisiche al fine di ottenere conoscenze affidabili e replicabili che ci permettono di conoscere la realtà ), ha provocato lo sviluppo di numerosi filoni di pensiero di tipo “olistico” che propugnano una intima integrazione tra i diversi aspetti dell’esistenza umana, quelli visibili, misurabili ( elementi fisici, ma anche mentali, psicologici, emozionali) e quelli non valutabili con sistemi di misura, ma indubbiamente presenti e caratterizzanti l’umano (come la creatività artistica, il senso religioso, la necessità relazionale, l’attribuzione di valori, il libero arbitrio, la capacità simbolica, per citarne alcuni)
Le concezioni olistiche considerano che ogni organismo, sistema o persona nella sua totalità (dal greco "holos"), è sempre di più della semplice somma delle sue singole parti, è il frutto dell’ interazione e integrazione tra corpo, mente e spirito, sia in ambito biologico che filosofico.
Viene privilegiata quindi la percezione della profonda interconnessione tra la parte corporea e quella incorporea dell’umano e vengono proposti percorsi, diversi a seconda dei modelli concettuali di riferimento, proprio per perseguire l’integrazione di fattori che tenderebbero a frantumare la coesività dell’ io (modello biopsicosociale sviluppato da George Engel nel 1977).
Eventualmente proprio i criteri “scientifici”, che considerano attendibile solo l’aspetto materiale, misurabile, dell’esistenza, fratturano, censurano la parte “non visibile”, non assoggettabile a misure e definizioni definitive e stabili, ma inderogabilmente costitutive della vita, per esempio l’attribuzione di significati e valori ad esperienze ed eventi.
L’obiezione di coscienza
Il secondo articolo (“Tra legge e coscienza il medico può davvero scegliere? https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/legge-obiezione-coscienza-medico-giorgio-macellari/ ) viene proposto come riflessione sul diritto all’obiezione di coscienza. In realtà nelle note conclusive, suona come una lapidaria messa in discussione della coscienza come termine di riferimento per le scelte applicato ai percorsi di cura. Le espressioni utilizzate suggeriscono una svalutazione della fondamentale caratteristica umana che ha accompagnato lo sviluppo intellettivo della nostra specie da molti millenni, fin dalle sue origini, traendolo da una dimensione puramente animale e divenendo un nostro carattere distintivo.
Per quanto esistano teorie diverse, più o meno condivise sulle origini dell'essere umano contemporaneo, è indubbio che l'evoluzione umana sia un processo complesso, durato milioni di anni, che ha trasformato antichi primati nell'uomo moderno (Homo sapiens). Dai rilievi fossili ed archeologici si evince che questo viaggio è iniziato circa 6-7 milioni di anni fa e dalla sua comparsa sulla terra fino a oggi, culture e società umane hanno continuamente subito mutamenti, che hanno portato a un'evoluzione culturale, sia pure con caratteristiche diverse, dell'essere umano.
Nel corso della storia le varie società si sono succedute, portando avanti una complessità sempre crescente, con l'aumentare delle conoscenze e l’incrocio delle varie culture e delle popolazioni; si è incrementata la capacità creativa, simbolica, cognitiva, con sviluppo della capacità di speculazione filosofica, consapevolezza di se stessi e delle relazioni con il mondo esterno, capacità di scelta di comportamenti, sia individualmente che socialmente.
Macellari afferma che “la coscienza è un concetto sfuggente. Può voler dire consapevolezza, responsabilità, senso del dovere, voce interiore. Troppe cose insieme” (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/legge-obiezione-coscienza-medico-giorgio-macellari/ ). Personalmente penso: meno male che è così, perché in questo modo rimane aperto uno spazio all’imprevisto non inscatolato in percorsi prevedibili e riproducibili. E’ uno spazio lasciato allo sviluppo personale, spazio lasciato allo sviluppo personale di conoscenza dell’Universo, non incastrato negli schemi rigidi delle leggi scientifiche come le conosciamo noi. Se gli scienziati non si ponessero delle domande fondamentali anche su ciò che pensiamo di conoscere già, crederemmo ancora alla terra piatta.
Lasciando spazio al divino, al trascendente, (gli elementi naturali erano percepiti all’inizio della nostra storia umana come manifestazioni di entità divine), vivendo il rapporto con il “totalmente altro da sé” (Horkheimer) l’uomo ha potuto evolvere e si è gradualmente passati alla riflessione filosofica (“panta rei”, concetto attribuito ad Eraclito vs il mondo delle idee di Platone espresso nel “Fedro”) che ancora oggi sono dei paradigmi di riferimento per il nostro pensare.
Una civiltà che vuol dirsi tale deve non solo lasciare spazio, ma garantire che la possibilità del confronto tra visioni diverse esista. Eliminare la libertà di coscienza – e di conseguenza il libero arbitrio - significa voler cancellare con un colpo di spugna le radici stesse del pensiero da cui siamo costituiti. Appare come un atto gravemente prevaricante e di stile totalitario.
Macellari si chiede ancora se è giusto che le convinzioni individuali possano prevalere su quelle altrui, se la legge può sancire tale superiorità. Non è un quesito facile da risolvere, ci sono molte sfaccettature da considerare; la Costituzione Italiana nella sua saggezza, frutto di una travagliata e sofferta elaborazione tra concezioni diverse sulla vita, tutela il diritto di ogni cittadino di pensare, credere, avere valori personali, ed in questo senso l’obiezione di coscienza rientra nella normativa che prevede questa tutela, garantendo così la coesistenza di visioni diverse che hanno pari diritto di espressione ( Art 2;3;13;19;32).
L’autore afferma che “la precondizione di fare il medico è la disponibilità ad agire in base a criteri oggettivi, ovvero secondo le prove, piuttosto che secondo convinzioni personali” e sottolinea come criterio evidente che “se si volesse definire una gerarchia tra le convinzioni del medico e quelle della persona assistita, dovrebbero sempre prevalere le seconde; è chiaro fin dall’inizio per chiunque decida di fare il medico, che dovrà anteporre l’interesse del malato ai propri” (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/legge-obiezione-coscienza-medico-giorgio-macellari/ )
In realtà, e qui ci si rifà anche al concetto di responsabilità professionale evocato da Macellari stesso, è indispensabile che tra medico e paziente si crei una relazione di pari dignità anche se con specificità diverse: entrambi contribuiscono a co – creare un evento relazionale, in cui il medico mette a disposizione tutto se stesso: competenze, percorso personale, psicologico e anche spirituale per il paziente che si rivolge a lui (articoli 20, 22 del Codice Deontologico). La responsabilità è umanamente pari e condivisa. Altrimenti si rischierebbe quanto meno di ricadere o nel “paternalismo” caratteristico dei tempi passati (così tanto aborrito dai movimenti che pongono l’accento sull’individuo come unico soggetto a legittimare la proprietà di sé) o, peggio, di costringere il medico a sacrificare delle parti personali che possono avere una dimensione interiore impegnativa, se non a volte prioritaria (e chi considera la sofferenza del medico in tale frangente?).
Se accade che la sintesi personale entri gravemente in conflitto con le leggi (vedi il caso di Norimberga citato dalla collega R. Beccarelli), è doveroso che venga garantita la libertà di astensione cosicché venga garantita la libertà di coscienza.
Applicazione dell’obiezione di coscienza: la legge 194
Storicamente, fu proprio l’approvazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza che portò alla luce l’esigenza di molti operatori sanitari di non poter effettuare questa prestazione perché contraria ai propri imperativi morali; fu così istituita la possibilità di dichiararsi obbiettori. Nell’articolo redatto in risposta alle obiezioni mossegli dalle due colleghe (“Ancora su coscienza, obiezione e 194”) Macellari cita l’art 13 del Codice Deontologico che richiama il medico all’obbligo di attenersi alle evidenze scientifiche più recenti. E, seguendo questa esortazione, bisogna sottolineare che, proprio nel caso della legge 194 da lui commentata, vengono violati i principi dichiarati.
Come ben specificato dalla collega C. Peris nella sua risposta, (https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/clementina-peris-obiezione-di-coscienza-un-diritto-da-preservare/ ) “Che un embrione umano sia vita umana lo conferma la biologia, considerato che è entità atta nel suo ambiente naturale ad individuare i mezzi necessari all’approvvigionamento di nutrienti per crescere e a sviluppare i mezzi per avere sensazioni e pensieri. Non è ovviamente totalmente autonomo, assodato che nessuna forma di vita è totalmente autonoma e sempre dipende dal suo ambiente naturale. Il nodo della questione (…) non è se l’embrione sia vita autodirettiva e pure individuale, come ormai appurato ampiamente a livello scientifico, ma piuttosto quanto di questo sia riconosciuto a livello sociale e politico e naturalmente economico.
In base all’attuale normativa infatti, all’embrione non viene attribuito alcun tipo di diritto, in quanto non gli viene riconosciuto lo stato morale di persona, e quindi non gode di alcun tipo di tutela per la sua esistenza; l’assenza di uno stato morale di persona per l’embrione è stata assunta in tutto il mondo come verità scientifica assoluta, ma verità assoluta non è: l’evoluzione scientifica successiva ha smentito i dati su cui si basava questa impostazione, in base alla quale si giustifica così qualsiasi tipo di manipolazione spesso a fini di vantaggio economico e scavalcando il basilare principio ippocratico: “Primum non nocere”, correlato dal saggio avvertimento che recita: nel dubbio astieniti (se non sei sicuro che l’embrione umano sia una persona o no, almeno astieniti dal danneggiarlo).
Considerazioni conclusive
Attribuire validità unicamente al metodo scientifico per delineare le linee comportamentali e affrontare le grandi modificazioni e i rimodellamenti delle nostre conoscenze nel campo della fisica, della biologia, delle scienze che studiano l’universo e le nostre connessioni reciproche, è un criterio altamente riduttivo, significa scalzare migliaia di anni di sviluppo etico, sociale, filosofico, spirituale.
Nel mondo odierno gli aspetti importanti, direi indispensabili, per la conoscenza e la vita, non inquadrabili in metodologie di controllo, tendono ad essere non considerati, ma sono proprio questi che caratterizzano la specificità umana.
Secondo il magistero di Benedetto XIV (Nota 1) fede e ragione non sono contrapposte, semmai giustapposte e danno contributi diversi ed integrati alla comprensione del nostro essere al mondo.
E’ di cruciale importanza che la dimensione umanistica con tutto il suo bagaglio di domande e di riflessioni torni ad assumere il posto che le spetta, contestando l’attuale diffuso assunto che tutto ciò che è possibile sia lecito
Nota 1 - “La moderna ragione propria delle scienze naturali, con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé, come ho cercato di dimostrare, un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda sul perché di questo dato di fatto esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali ad altri livelli e modi del pensare – alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi ad essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere”.
“(…) L'occidente, da molto tempo, è minacciato da questa avversione contro gli interrogativi fondamentali della sua ragione, e così potrebbe subire solo un grande danno. Il coraggio di aprirsi all'ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente”.
Links di riferimento:
https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/di-chi-e-la-vita/
https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/legge-obiezione-coscienza-medico-giorgio-macellari/
https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/rossana-becarelli-coscienza-fra-obiezione-e-abiezione/
https://ilpunto.it/etica-e-deontologia/giorgio-macellari-ancora-su-coscienza-obiezione-e-194/
Bibliografia:
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3. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, art. 10 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione).
4. Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU), art. 9 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione), con relativa giurisprudenza della Corte EDU.
5. Costituzione della Repubblica Italiana: art. 2 (diritti inviolabili e doveri di solidarietà), art. 19 (libertà religiosa, frequentemente richiamata nel discorso pubblico sulla libertà di coscienza), art. 32 (tutela della salute; limiti ai trattamenti sanitari solo per disposizione di legge).
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11. Faggin Federico- Irriducibile – Mondadori ED - 2022
12. Faggin Federico . Oltre l’invisibile – Mondadori Ed - 2024
13. Larghero E. Zeppegno G – BIOETICA MEDICA – Manuale di Bioetica – Effatà editrice, 2024
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20. Pollo Simone*- La bioetica come discorso sull’autonoma e strumento per l’autodeterminazione - Il Punto 2/2025 a. Dipartimento di filosofia Sapienza università di Roma
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